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Cordone ombelicale: a cosa serve, come si medica e quando cade

11/08/2017, 13:45

Cordone ombelicale: a cosa serve, come si medica e quando cade

di Admin

Il cordone ombelicale collega il feto alla placenta, e serve a nutrire il bambino quando si trova nella pancia della madre. Il cordone contiene tre vasi sanguigni: una vena e due arterie. La vena porta sangue ossigenato e ricco di nutrienti dalla placenta al feto, mentre le due arterie trasportano il sangue non ossigenato dal feto alla placenta. La sua consistenza è gelatinosa, di colore biancastro, lungo dai 50 ai 60 centimetri e spesso 2 cm. È resistente e poco comprimibile. Il suo aspetto tortuoso è dovuto al fatto che le due arterie sono attorcigliate attorno alla vena. Da un'estremità del cordone c'è la connessione con la placenta, mentre l'altra estremità si inserisce nell'ombelico del feto. È un elemento così ricco di cellule staminali (le cellule base destinate a formare tutti gli organi) da poter essere anche donato e conservato per la ricerca scientifica e le cure sulle malattie del sangue.
Subito dopo il parto, il cordone ombelicale viene tagliato di circa 8-10 centimetri. Viene chiuso con un elastico o con una molletta di plastica, e avvolto con una garza sterile asciutta. Il primo respiro del neonato e il taglio del cordone ombelicale trasformano la circolazione sanguigna del bambino. È in questo momento che inizia la doppia circolazione, venosa e arteriosa, indispensabile per la vita. Il neonato può respirare normalmente e vivere distaccato dalla madre.
Prima che cada, il moncone ombelicale va medicato e tenuto pulito e asciutto, per evitare eventuali infezioni. Ma come fare? Spesso le mamme sono nervose a riguardo, ma il personale sanitario dell'ospedale provvede a istruirle e rilevare quanto la medicazione sia semplice. Il moncone va medicato due volte al giorno, procurandosi acqua ossigenata, alcol denaturato, garze sterili e retine elastiche. Dopo aver cambiato il pannolino, e prima di chiuderlo, la mamma con le mani pulite e asciutte medica il moncone: pulisce il moncone e i dintorni dell'ombelico con una garza sterile imbevuta di acqua ossigenata, poi asciuga la zona per bene con un'altra garza sterile, e infine avvolge con una garza inumidita di alcol denaturato tutto il segmento medicato con acqua ossigenata. L'alcol non brucia, piuttosto dà fastidio al bambino perché è freddo. Con una retina elastica si tengono ferme le garze inumidite di alcol, poi si impacchetta il tutto chiudendovi sopra il pannolino. È importante evitare eccessiva umidità per il moncone ombelicale, così si secca più in fretta ed è infine pronto a cadere.
Quello che rimane del cordone ombelicale cade abbastanza presto. I vasi ombelicali restanti nella parte recisa si trombizzano rapidamente, e il cordone ancora attaccato all'ombelico si essicca, assumendo un colore bruno-nerastro. Di norma il cordone si stacca e cade tra il quinto e il decimo giorno di vita. Anche dopo la caduta, è meglio continuare a medicare l'ombelico per qualche giorno, finché non si è cicatrizzato del tutto.
Uno dei grandi rischi legati al cordone è che possa essere schiacciato, impedendo gli scambi di sangue e nutrimenti tra la madre ed il bambino. In particolare, questo può capitare in caso di rottura delle acque prematura, se il cordone va a finire nell'apertura (procidenza del cordone). Un altro rischio per il neonato è il cordone ombelicale intorno al collo. Viene molto temuto perché si crede possa strangolare il bambino, ma in effetti è un evento molto comune: l'ostetrica lo sposta non appena spunta la testa del bambino. Spesso si vede in ecografia, e non c'è molto da preoccuparsi: finché il cordone non viene tagliato dopo la nascita, il bambino non respira attraverso quello. È lo stesso motivo per cui è possibile infatti un parto in acqua. La percentuale di incidenti legati a un cordone ombelicale nucale è davvero bassa.

Fonte: alfemminile.com

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